5 motivi per non votare sì.

1. Minaccia all’autonomia della magistratura

La riforma altera profondamente il Consiglio Superiore della Magistratura, organo costituzionale nato per garantire l’indipendenza del potere giudiziario. Attraverso lo “spacchettamento” in tre nuovi enti e l’introduzione del sorteggio per i membri togati, si sottrae ai magistrati il diritto di eleggere i propri rappresentanti. Questo meccanismo, unito a un “finto sorteggio” per i membri laici di nomina politica, rischia di esporre la magistratura a forti ingerenze del potere esecutivo e legislativo, scardinando i pilastri posti dai padri costituenti a tutela della legalità.

2. Inefficienza e aumento dei costi per tutti noi

Il provvedimento non affronta le reali criticità che colpiscono i cittadini, come la carenza di personale, l’eccessiva burocrazia e i tempi biblici dei processi. Al contrario, la frammentazione dell’unico CSM in tre organismi distinti comporta una triplicazione dei costi di gestione e una dispersione di risorse economiche che potrebbero essere investite per migliorare il funzionamento di tribunali e procure. Votare sì alla riforma non garantisce affatto una giustizia più rapida o efficiente, ma rischia di appesantire ulteriormente la macchina burocratica dello Stato.

3. Il PM alla ricerca della condanna invece che della giustizia da magistrato

Attualmente, la separazione tra giudici e pubblici ministeri esiste già nei fatti, con passaggi di funzione rarissimi (0,4%). Imporre una divisione netta delle carriere rischia di “snaturare” il ruolo del PM: da magistrato che cerca la verità (anche a favore dell’indagato) a “superpoliziotto” focalizzato solo sulla condanna. Questo indebolisce le garanzie per i cittadini meno abbienti, che non possono permettersi difese costose, e compromette la cultura giurisdizionale comune che oggi assicura l’imparzialità del giudice rispetto alle richieste della pubblica accusa.

4. Un’Alta Corte Disciplinare assoggettata al governo di turno

La creazione di un’Alta Corte Disciplinare esterna al CSM sottrae ai magistrati un altro pilastro della loro indipendenza. La composizione di questo nuovo organo riduce la presenza dei togati e lascia incerte le modalità di formazione dei collegi giudicanti, aprendo la strada a possibili intimidazioni politiche. Inoltre, l’assenza del ricorso in Cassazione per le sentenze di tale Corte limita le tutele legali. Il timore è che una maggioranza politica possa, attraverso leggi ordinarie, influenzare i giudizi contro magistrati non allineati, minando la separazione dei poteri.

5. Stanno ingannando gli italiani

Il percorso della riforma ha ignorato lo spirito della Costituzione, che richiederebbe tempi distesi e un ampio consenso trasversale. Invece di favorire il dialogo, il governo ha proceduto con un iter “blindato”, impedendo emendamenti dopo la prima approvazione. Questo clima di scontro è alimentato da dichiarazioni pubbliche che descrivono il controllo di legalità come un’invadenza da fermare. Difendere l’autonomia della magistratura significa però garantire che la legge sia uguale per tutti e che il potere politico resti sempre soggetto al rispetto delle norme vigenti.

Sai chi voleva la separazione delle carriere?

Licio Gelli voleva la separazione delle carriere per fare un colpo di stato.

Prima di diventare ministro, anche NOrdio aveva detto NO alla separazione delle carriere. Ora ha voltato faccia?

Se NOn sei sicuro dovresti asternerti…

Oppure potresti votare no

gli italiani voteranno NO

Votiamo tutti NO dai…